La Skoda Octavia con 6.038 vetture è stata la vettura station wagon più venduta in Italia nel 2020

Il declino non si ferma , anche se l’Italia è uno dei paesi europei che più ha resistito negli anni. Le station wagon non si vendono, si sono dimezzate anche rispetto a 10 anni fa quando proprio su questo blog si parlava già di crollo. Ormai non sono nemmeno 5 su 100 le vetture vendute nel Belpaese e va ancor peggio con l’usato.

Disastri maggiori li fanno soltanto le monovolume che nel giro di un decennio, quando ancora vendevano più delle station wagon, si sono ridotte di un quarto, poco più di due ogni 100 auto vendute e comprendendo anche le multi spazio, altrimenti ci sarebbe da disperarsi.

A uccidere insieme le famigliari e le monovolume ci hanno pensato le SUV/crossover che invece marciano sempre a gonfie vele: un decennio fa erano già il doppio delle station wagon e adesso sono 10 volte di più, quasi una vettura su due tra quelle immatricolate nel 2020.

È bastato un quarto di secolo perché il panorama cambiasse di botto. Quello che vedete subito sopra è il titolo di un articolo sul Corriere  della Sera del 5 marzo 1995 legato al Salone di Ginevra dove si riportava un’indagine di mercato che sanciva quello che volevano quelli che entravano in concessionaria con questa conclusione “una domanda sempre più polarizzata da voglia di spazio: la station wagon”.

In Italia nel 1994 le vetture famigliari erano arrivate alla cifra record di 241 mila rispetto alle 96 mila di appena sei anni prima. Un fenomeno che veniva giudicato inarrestabile e inattaccabile. Una moda venuta, come sempre accade, dagli Stati Uniti (da cui copieremo poi la mania degli MPV e quindi delle SUV) e in fretta diventata necessità. Le auto a coda lunga le comperavano anche i single che andavano al lavoro con soltanto una cartella in pelle, le mamme che portavano i figli a scuola perché i mariti le consideravano più sicure (ed era anche un po’ vero), infine erano perfette per i rappresentanti con i campionari al seguito. Modelli sempre più raffinati, potenti e capaci di una tenuta di strada invidiabile.

La Volvo dimostrò tutto questo quando fece correre la “850 estate” nel BTCC, il campionato per vetture Turismo britannico: la vettura venne preparata dalla TWR e il suo motore 2.0 V5 erogava 280 CV mentre lo 0-100 dichiarato era di 7,4 secondi. Fu una stagione ricchissima di soddisfazioni perché la forma della vettura (all’esame della galleria del vento) assicurava un carico aerodinamico eccellente. Erano gli anni del boom delle station wagon in tutta Europa e l’operazione oltre che indovinata sotto l’aspetto sportivo fu anche una grande operazione di marketing.

Con l’avvento del nuovo millennio però tutto è cambiato: hanno cominciato a non amarle più i tedeschi, quindi il mercato più ricco, poi sono venuti tutti gli altri con francesi e italiani a tenere duro, ma sempre un po’ di meno. Già 10 anni fa il crollo era diventato evidente mentre adesso è acclarato. Il futuro minaccia nel breve numeri da vetture di grande nicchia e nel medio termine presenze da decimali, un po’ come le coupé e le spyder.  I gusti cambiano e il mercato si adegua tanto che di modelli nuovi se ne vedono sempre meno. La gente vuole altro. La gente comanda.