Quante bufale girano ancora riguardo le pesanti accise sui carburanti? Un costo su cui finisce per gravare anche l’IVA col vile risultato di mettere una tassa su una tassa. Quello che conta è che si paga un prezzo esagerato alla pompa, ma la Guerra d’Etiopia e altri balzelli su cui troppi parlano non esistono più. Leggete e saprete.

Ancora adesso si sentono politici dai nomi altisonanti gridare allo scandalo perché sulla benzina si pagano tasse introdotte in anni lontanissimi e il riferimento alla Guerra in Etiopia (1935-1936) è quello che gira di più.

È vero invece che a partire dal 1956 con la crisi di Suez sono state introdotte delle cosiddette tasse di scopo il cui senso era racchiuso nella definizione stessa “di scopo”, cioè che dovevano servire per venire incontro ad esigenze temporanee ma che sono invece rimaste per far fare cassa allo Stato.

Sono state sette, con questo valore riportato in Euro:

1) finanziamento della crisi di Suez (1956) – 0,00723 euro; 

2) ricostruzione post disastro del Vajont (1963) – 0,00516 euro; 

3) ricostruzione post alluvione di Firenze (1966) – 0,00516 euro; 

4) ricostruzione post terremoto del Belice (1968) – 0,00516 euro; 

5) ricostruzione post terremoto del Friuli (1976) – 0,00511 euro; 

6) ricostruzione post terremoto dell’Irpinia (1980) – 0,0387 euro; 

7) finanziamento missione ONU in Libano (1982 - 1983) – 0,106 euro; 

Ovviamente, per la loro persistenza nel tempo, facevano spesso gridare allo scandalo così il Governo Dini, con il Decreto Legislativo 26 ottobre 1995 n. 504, ovvero il testo unico delle accise, le ha tutte riunite in una tassa precisa proprio perché la parola tassa di scopo non avesse più senso. Da allora c’è una accisa sui carburanti come in tutti gli altri Paesi dove il carburante viene tassato.

Di lì in avanti poi l’importo della tassazione è cresciuto ma non con provvedimenti di scopo, ma come aggiunte considerate indispensabili per far quadrare i conti dello Stato. E ci sono state ben 11 occasioni per intervenire (l’ultima nel 2014) e far crescere la tassa unica sui carburanti. Si deve parlare allora di una esigenza occasionale che è diventata un pretesto a comporre un totale esagerato e ingordo per un'entrata  attorno ai 24 miliardi di euro all'anno IVA esclusa. Sono state queste:

8) finanziamento missione ONU in Bosnia (1996) – 0,0114 euro;

9) rinnovo contratto autoferrotranvieri (2004) - 0,020 euro;

10) acquisto autobus ecologici (2005) – 0,005 euro;

11) ricostruzione post terremoto de L’Aquila (2009) – 0,0051 euro;

12) finanziamento alla cultura (2011) – 0,0071;

13) finanziamento crisi migratoria libica (2011) - 0,040 euro;

14) ricostruzione per alluvione che ha colpito Toscana e Liguria (2011) – 0,0089 euro;

15) finanziamento decreto “Salva Italia” (2011) – 0,082 euro;

16) finanziamento per ricostruzione post terremoto dell’Emilia (2012) – 0,024 euro;

17) finanziamento del “Bonus gestori” (2014) – 0,005 euro;

18) finanziamento del “Decreto fare” (2014) – 0,0024

Il risultato è che l’Italia è uno dei Paesi in Europa con la tassazione più alta, aggravata dall’IVA che va a pesare anche sulle accise (operazione a dir poco vergognosa perché non si può mettere una tassa sulla tassa). Ma va ribadito che è sbagliato citare il Vajont o l’alluvione di Firenze perché quelle tasse di scopo già da un quarto di secolo sono diventate una tassa unica sui carburanti.