Con gli anni ho perso il conto dei chilometri percorsi in automobile ma anche di quelli consumati a piedi perché camminare mi piace e credo anche che mi faccia molto bene.

Sono insomma un assiduo frequentatore di percorsi attraverso i parchi e lungo i canali fuori città. Mi confondo come tanti altri su strade dove si mescolano soltanto quelli che corrono a piedi, quelli che camminano veloci e quelli che si spostano su biciclette più o meno tecnologiche e tutte ormai senza avvisatori acustici perché i cari vecchi campanelli sono spariti per ragioni (presumo) di peso e di estetica.

E noto sempre di più l’insofferenza dei pedatori nei confronti dei pedalatori che ti arrivano addosso  a velocità ben differente con reciproci rischi d’incolumità.

Ecco, è proprio quello che succede quotidianamente sulle strade dove il fastidio reciproco tra automobilisti e ciclisti è all’ordine del giorno. In questo caso il soggetto debole è chi va in bicicletta mentre nell’ambiente green si tratta di chi va a piedi.

La ragione è semplice, è la differente andatura  e in sott’ordine la massa che genera il pericolo: chi va più forte e chi ha sotto il sedere qualcosa di più offensivo che diventa il cattivo di turno. Il ciclista vorrebbe che tutti gli automobilisti gettassero via la loro vettura per convertirsi a un più ecologico cavallo d’acciaio, mentre chi va a piedi vorrebbe che anche i ciclisti facessero lo stesso, oppure che andassero a praticare il loro sport da un’altra parte.

Ci sarà mai una soluzione che accontenti tutti? Nelle città nuove, quelle che nascono sulla carta e si materializzano dal giorno alla notte forse questo mondo ideale può trovare uno sbocco, altrove invece no, e convivere significherà uno sforzo a non prevaricare i più deboli, e da parte dei più deboli nello sfidare le regole della circolazione che esistono e valgono per tutti, su strada, nei giardini pubblici e lungo i sentieri. Ma se dico anche soltanto: automobilisti prudenti, ciclisti con il casco in testa e pedoni attenti e non con il telefonino all’orecchio, quanti sono disposti a non porre accese obiezioni perché, perché, perché? E continueremo a litigare, su questo si può stare sicuri. Maledetti guidatori che credete sempre di essere a Monza, maledetti pedalatori che fate sempre i vostri comodi e maledetti camminatori che, va da sé, siete sempre nei piedi.