Il bubbone è scoppiato in questi giorni, con l’arrivo del brutto tempo. Nelle grandi e medie città italiane la mancanza di parcheggi è salita alla ribalta. A causa del COVID la gente non si fida dei mezzi pubblici e si mette in auto, mentre chi usava le due ruote ci rinuncia per vie del freddo e della pioggia: morale il traffico implode.

Negli ultimi 30 anni le amministrazioni locali hanno portato avanti una tenace guerra ai parcheggi nel centro cittadino seguendo una logica che minacciava subito di essere perversa e che si è rivelata tale col passare degli anni. Si sosteneva che il miglior modo per disincentivare l’uso del mezzo privato a favore di quello pubblico era rendere la vita scomoda agli automobilisti. Quindi niente grandi punti di raccolta nei grandi centri come si vedono nelle più importanti città straniere. Niente silos multipiano sia fuori terra che sotto terra. Il messaggio che passava è che in auto non si doveva entrare nelle aree centrali. «Alla lunga si stancheranno – sostenevano i responsabili del traffico -  vedrai che poi saranno costretti a prendere, autobus, tram e (dove ci sono) metropolitane.»

Il risultato è che sono fioriti, dove possibile, ricoveri gestiti da privati, spesso ricavati in sotterranei tormentati oppure in cortili rubati alle case per diventare redditizi. Con un problema, comunque: più sono in centro e in posizioni nevralgiche, più i prezzi sono saliti, tanto che adesso in tante città del nord si arriva a pagare non meno di 6 euro all’ora, una tariffa che fiacca i portafogli di chi non può rinunciare al posteggio.

Diverso sarebbe il caso di parcheggi comunali, magari pensati quando non era ancora impossibile trovare spazi adatti e strategicamente posizionati, perché le tariffe sarebbero calmierate e sicuramente in linea con quelle delle soste nelle strisce blu. Parcheggi grandi, e proprio perché grandi in grado di rendere senza gravare troppo sulle tasche degli utenti.

Invece non si è fatto niente, limitandosi a riscuotere comodi quattrini dalle soste lungo le strade (rese quindi meno scorrevoli) oppure dalle multe per i divieti di sosta Una scelta ovviamente miope perché incapace di guardare avanti, ma che adesso mostra tutti i limiti perché con il bonus facciate che sta esplodendo vengono a mancare anche tantissimi spazi prima adibiti a soste a tempo.

La somma tra la carenza di luoghi di sosta multipiano, gli spazi che vengono a mancare lungo le strade per i lavori, e il traffico in aumento per il rifiuto di salire sui mezzi pubblici che rimangono il primo vettore di contagio, è un traffico incontrollabile dove si mescolano quelli che vogliono transitare e quelli che vagano disperata alla ricerca di uno spazio per sostare.