La mia seconda auto, nel lontano 1969 fu una Austin Cooper S col tettuccio bianco, i codolini allargati, i cerchi di lega Minilite e le gomme Dunlop biscottino. Andava come un missile per l’epoca e ai tanti che arricciavano il naso per la sua trazione avanti mi lanciavo in scommesse del tipo: «Prova a starmi davanti se si capace!»

Poi la mia prima auto da rally fu nel 1971 una Autobianchi A112  di serie (le vetture Abarth da 58 e poi 70 HP erano ancora lontane da entrare in listino) quindi, dopo un anno con la 124 Spider, ecco la Fulvia HF fanalone. La trazione anteriore mi piaceva, ma le dispute dei fans dell’Alfa Romeo GT Junior erano all’ordine del giorno.

Sono passati quarant’anni e la diatriba è andata avanti nei bar e più tardi sui forum, materia succosa per i veri appassionati di automobili. Però nell’ultimo decennio si è andata spegnendo, quasi a beffa dell’Alfa Romeo che quando finalmente ha messo su strada la Giulia tanto invocata a trazione posteriore l’apprezzamento è stato bassissimo seppur nessuna vettura concorrente poteva, e nemmeno può ancora, vantare lo stesso equilibrio di guida ad andatura sostenuta.

Forse è giusto così, adesso di un’automobile interessano altri valori e se voglio ancora parlarne devo chiedere ai colleghi delle prove e ancor più ai collaudatori di casa, quelli che tutti i giorni viaggiano al limite sul circuito di Vairano per i test di Quattroruote.

Roba per vecchi, insomma se è vero com’è vero che tanti guidatori nemmeno sanno che cosa si ritrovano sotto il sedile perché l’elettronica esalta o appiattisce tutto a seconda dei punti di vista. Però era bello accendersi, perché significava cercare dalle auto di tutti i giorni quella speciale soddisfazione che andava sotto l’etichetta di piacere della guida. Con il volante in mano un tempo non ci si spostava, ma si guidava. E che gusto dava…