Quello che sta capitando nel Gruppo Volkswagen è davvero curioso per gli osservatori esterni. Il grande capo Herbert Diess è appena stato confermato al comando delle operazioni, ma continua ad avere contro l’opinione pubblica (l’ha bocciato un sondaggio popolare) e pure il potente sindacato IG Metall. Questione del contendere: la scelta tutta elettrica giudicata un grande azzardo.

Se c’è un’azienda che in Germania conta davvero è proprio la grande Volkswagen intesa come Gruppo e come leader mondiale in continuo scontro con Toyota per il primo gradino del podio. Già il nome Volkswagen è pieno di significato perché sta per “auto del popolo” quindi ogni scelta viene sentita nel paese come una mossa che riguarda tutti. Dai momenti bui dei primi anni ’70 alla grande rinascita avviata con la Golf fino alla crescita impetuosa e inarrestabile che si è inciampata sul pasticciaccio del Dieselgate, l’ultimo mezzo secolo la storia Vw si infittita di successi continui.

La pace sociale, con il sindacato che interviene sempre nelle scelte, è stata presa ad esempio in tutto il mondo, adesso però qualcosa si è rotto. Diess ha imposto una svolta radicale e costosissima verso l’elettrico puro senza se e senza ma. Però come sempre quando si decide di svoltare subentrano i problemi. Una grossa parte di azionisti si è ribellata perché teme per i propri investimenti, il sindacato IG Metall cui aderisce oltre il 90% delle maestranze, e che è curiosamente guidato in fabbrica dall'italiana Daniela Cavallo, protesta per la sanguinosa futura perdita di posti di lavoro, infine la gente comune si ribella, teme per il futuro del Gruppo e per le possibili ripercussioni sull’economia in un momento politico all’insegna dell’incertezza dopo l’addio di Angelona Merkel.

Un sondaggio commissionato da Automobilwoche sul gradimento di Diess, quindi sulle scelte prese dal Gruppo Vw, ha scosso l’ambiente perché appena il 18% degli interpellati si è dichiarato a favore del fatto che Diess rimanga presidente del consiglio di amministrazione di Volkswagen, mentre il 38% è apertamente contrario. Addirittura un quarto degli intervistati ha anche affermato che Diess non dovrebbe "in nessun caso" rimanere a capo della Volkwagen.

Herbert Diess rimane sul ponte di comando e il suo piano di investimenti va avanti

Invece il 9 dicembre il consiglio di amministrazione del Gruppo ha confermato che Diess resterà al suo posto anche se gli è stato affiancato come responsabile della nuova divisione “Volkswagen passenger cars” l’emergente Ralf Brandstaetter che entrerà in consiglio di amministrazione non si sa se per rafforzare o per frenare.

Che cosa succederà? Ufficialmente nulla cambierà, e mentre sto scrivendo è stato ufficialmente approvato il piano di trasformazione delle fabbriche, indicato come Planning Round 70 per convertire tutti i principali stabilimenti produttivi europei, grazie a investimenti che prevedono 89 miliardi di euro orientati esclusivamente alla mobilità elettrica e alla digitalizzazione. 

Una prova di forza assoluta, quasi un Diess contro tutti, con la speranza che il piano funzioni, perché mai come in questo caso dietro a un’azienda c’è un intero paese a rischio, peraltro uno dei più importanti al mondo.